PROGETTO PER UN'OSPEDALE A SINJAR
Aprile 2026
PROGETTI PER I CURDI
Quest'anno Fonti di Pace si impegnerà in alcuni progetti per i Curdi. Il primo riguarda la comunità Yazida di Sengal (Sinjar), regione curda in Iraq. Gli Yazidi sono un popolo che parla il kurmangi, la lingua parlata dai curdi, e, dalla notte dei tempi, ha abitato la piana di Ninive, l’antica capitale assira, oggi parte dell’Iraq. La loro terra ancestrale era, esattamente, la montagna del Shengal, ma da lì li aveva già strappati il dittatore iracheno Saddam Hussein con il suo progetto di delocalizzazione e arabizzazione.
Sono un popolo pacifico, ma ostinato nel difendere i propri usi e tradizioni e la loro storia è una lunga e tragica sequenza di resistenza al genocidio. L’ultimo, il 74esimo, data 3 agosto 2014: sotto gli occhi indifferenti del mondo, gli jihadisti dello ISIS attaccarono i villaggi yazidi disarmati uccidendo gli uomini, disperdendo le famiglie, usando i bambini come bombe umane, sequestrando 6000 tra donne e bambine vendute nei mercati come schiave sessuali.
Gli unici a venire in soccorso di quel popolo inerme furono le guerrigliere e i guerriglieri del PKK, anche loro un popolo senza stato, disconosciuto dalle grandi potenze mondiali.
Un popolo, quello curdo che, sotto la guida teorica di Abdulah Ocalan, ha ritrovato la sua identità e ha intrapreso un percorso originale e coraggioso. Un cambio di paradigma iniziato col riconoscere il ruolo centrale delle donne, il rispetto della terra, il rispetto di qualunque religione, etnia e cultura, praticando autonomia, partecipazione del basso e rivendicando il diritto all’autodifesa. Da allora i due popoli condividono, nella reciproca autonomia, il progetto di realizzare sul proprio territorio il paradigma elaborato da Ocalan.
“Quando due elefanti si combattono a rimetterci è sempre il prato”
Era stato profetico Ocalan quando, l’estate scorsa, ne Le prospettive al XXII°Congresso aveva citato questo proverbio indiano. Aveva previsto la terribile guerra che si sarebbe scatenata in Medio Oriente per volontà delle potenze mondiali per il petrolio e aveva messo in guardia i popoli dai rischi che li sovrastavano, esortando a prepararsi per tempi che si annunciavano di tempesta dove tutti i dittatori grandi e piccoli avrebbero giocato a dadi sulla testa della gente. Oggi più che mai, le potenze internazionali e locali si combattano fra loro per questioni territoriali, geopolitiche, religiose ed economiche, ma a pagare il conto sono sempre i popoli che vivono in quelle aree.
Aiutare gli Yazidi, vuol dire contrastare le guerre, e sostenere un popolo mite considerato eretico da tutte e tre le religioni monoteiste perché onorano Melek TA’us , l’Angelo pavone, l’angelo caduto e poi, redento, riammesso nel regno dei cieli. E chi non è mai caduto scagli la prima pietra.
Il contesto: Curare dove tutto è stato distrutto
Dopo che l'ospedale del villaggio di Sikeniye è stato distrutto dai bombardamenti nel 2021, la popolazione locale non si è arresa e ha costruito, con i propri mezzi e la solidarietà internazionale, l’Ospedale Dr. Amargi
Oggi questa struttura:
- Assiste una media di 1.200 persone al mese, di cui oltre la metà sono donne e bambini.
- È gestita da un team dedicato di 5 medici e 10 infermieri.
- Rappresenta l’unico presidio sanitario per una popolazione che vive in condizioni di estrema povertà.
L'emergenza: Mancano le tecnologie di base
Nonostante l’impegno del personale, l’ospedale manca di apparecchiature diagnostiche essenziali. Attualmente, i pazienti con traumi gravi o infezioni polmonari devono affrontare ore di viaggio verso Mosul per una semplice radiografia. Questo ritardo può causare disabilità irreversibili o, nei casi più gravi, la perdita della vita.
Il nostro obiettivo: Acquistare un’unità X-Ray e Dialisi
Il progetto mira ad acquistare ed installare macchinari fondamentali per rendere l'ospedale autonomo e salvare vite umane:
- Apparecchiatura X-Ray Digitale (JOLLY 4 Plus) per la diagnosi di fratture e patologie come la tubercolosi.
- Unità di Dialisi (Modello D800S) per i trattamenti cronici.
Come puoi aiutarci:
Il budget totale per l'operazione è di 75.250 USD. Le donazioni raccolte finora non sono ancora sufficienti per procedere all'acquisto.
La nostra associazione, Fonti di Pace, ha l'obiettivo di contribuire con 20.000 USD per colmare questa lacuna critica. Ogni donazione, piccola o grande, avrà un impatto diretto sulla qualità della vita della comunità Yazida e sulla loro capacità di ripresa post-conflitto.
"Fornire servizi di imaging medico in loco non è solo una questione tecnica, ma un atto di dignità per un popolo che ha già sofferto troppo."
Non sarà l’unico progetto che vogliamo sostenere tra i curdi, vi ricordiamo che Kobane è assediata dal 20 gennaio con una crisi sanitaria che peggiora giorno dopo giorno.